Leadership e autenticità: partire da ciò che ci fa stare bene

C’è una domanda semplice, ma potente, che ogni tanto propongo agli imprenditori e ai manager con cui lavoro: Cosa ti piace davvero fare? In qualsiasi ambito. Non solo nel lavoro.

La risposta non arriva subito. Serve tempo, a volte settimane. Ma quando arriva, apre uno spazio nuovo. Uno spazio in cui si fa chiarezza su cosa nutre, cosa svuota, cosa è solo abitudine. Per arrivarci è necessario togliere l’aspettitativa, l’ansia da prestazione. Serve tornare per un momento bambini.

Una mia cliente mi ha scritto dopo aver fatto questo esercizio. È una imprenditrice. Una persona concreta, abituata a decidere, a tenere insieme le cose. Ecco cosa ha scritto, tra le altre cose:

«Ciò che mi piace mi fa anche stare bene… Una unione di spirito e corpo… Boom!»

La sua lista è piena di dettagli autentici: abbracciare, ridere con gli amici, guidare senza meta, sentirsi utile, apprezzata, accettata per com’è. Semplicità disarmante, eppure, profondamente umana.

E ha concluso così: «Per vivere bisogna abbeverarsi a fonti che saziano. Credo che siano ciò che serve per vivere una vita che valga la pena di essere vissuta.» Che meraviglia!

Questa frase, così intensa, mi ricorda un punto fondamentale: non si può guidare davvero un’impresa, un team o un progetto se si è disconnessi da sé stessi.

La leadership personale non è un esercizio di volontà. È un esercizio di verità. Comincia da qui: da ciò che ci fa stare bene. Da ciò che ci fa sentire vivi.

Non si tratta di inseguire piaceri effimeri, ma di riconoscere le radici della nostra motivazione profonda. Quando un leader ritrova questa connessione, cambia anche il modo in cui guarda le persone che ha accanto.

Non le vede più solo come esecutori. Ma come esseri umani. Con bisogni, desideri, potenzialità.

È da qui che nasce una leadership più lucida, più empatica, più coinvolgente. Una leadership che non si basa solo su obiettivi, ma su relazioni autentiche.

Ti sembra difficile da realizzare? Forse lo è. Ma come ha scritto lei stessa, vale la gioia provarci. Perché è proprio da lì, da quelle “fonti che saziano”, che può rinascere anche l’energia per affrontare il resto.

Che ne pensi? Ti leggo con piacere.

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