Voglio raccontarti la storia di Paola. Il nome è inventato, ma la situazione è ispirata a esperienze realmente vissute.
Per diverso tempo Paola ha continuato ad accettare lavori che le davano soddisfazione solo in parte.
Erano incarichi che sapeva svolgere, spesso anche interessanti. Le permettevano di utilizzare l’esperienza e le competenze che aveva costruito negli anni, di lavorare con persone diverse, di ottenere risultati.
Eppure sentiva che avrebbe voluto dedicare il suo tempo e le sue energie a qualcosa di diverso.
Aveva idee, progetti, una direzione verso cui desiderava andare.
Ma ogni volta arrivava un nuovo incarico o qualcosa si metteva di traverso. E lei si adattava.
In fondo erano buone opportunità. Le garantivano sicurezza, le permettevano di mantenere relazioni professionali, di continuare a lavorare.
Per dedicarsi davvero a ciò che desiderava avrebbe aspettato un momento più favorevole, si diceva. Maggiore stabilità, più tempo a disposizione, un progetto meglio definito.
Intanto passavano i mesi.
E lei continuava a lavorare molto, con la sensazione di dedicare sempre troppo poco spazio a quello che per lei contava davvero.
Quando le scelte quotidiane ci portano altrove
Ti è mai capitato qualcosa di simile?
Magari lavori da anni in un’azienda. Hai costruito una posizione solida, sei una persona stimata dai colleghi e dai superiori. Da tempo, però, desideri cambiare ruolo, assumerti responsabilità diverse o intraprendere una nuova strada.
Ci pensi, valuti le possibilità, ne parli con qualcuno.
Poi arriva un’altra settimana, con le sue urgenze, gli impegni e le responsabilità. E tutto prosegue come prima.
Oppure hai qualcosa da dire a una persona con cui lavori. Una richiesta da avanzare, un confine da stabilire, una proposta da presentare.
Hai le idee chiare, magari hai persino preparato mentalmente le parole.
Arriva il momento e lasci perdere.
Sono situazioni diverse, accomunate da una distanza che merita attenzione: quella tra ciò che vorremmo fare e ciò che facciamo concretamente.
Il peso delle scelte apparentemente ragionevoli
Ogni singola decisione può avere una sua ragione.
Accettare un incarico perché offre sicurezza economica. Rinviare un confronto perché il momento sembra poco opportuno. Aspettare prima di cambiare lavoro perché ci sono responsabilità familiari da considerare.
Sono valutazioni comprensibili, sensate, spesso ragionevoli. E prese singolarmente possono anche essere le scelte migliori.
Ma prova a guardarle nel loro insieme.
- Un incarico accettato per opportunità diventa un altro anno trascorso a fare qualcosa che ti soddisfa poco.
- Una conversazione evitata per mantenere un buon rapporto diventa l’abitudine a tacere ciò che pensi.
- Una decisione rinviata in attesa di condizioni migliori diventa una possibilità che, poco alla volta, smetti persino di considerare.
Una scelta dopo l’altra, possiamo ritrovarci a percorrere una strada molto diversa da quella che avevamo immaginato.
E magari accorgercene soltanto quando quella strada è diventata così familiare da sembrarci l’unica possibile.
Quando adattarsi diventa un’abitudine
Nella vita professionale saperci adattare è una risorsa preziosa.
Ci permette di affrontare cambiamenti, collaborare con persone diverse, trovare soluzioni anche in situazioni complesse.
Con il tempo, però, possiamo diventare così abili nell’adattarci alle circostanze da perdere di vista le nostre priorità.
Ci occupiamo di ciò che è urgente, rispondiamo alle richieste, manteniamo gli impegni, affrontiamo gli imprevisti.
Le giornate si riempiono e il tempo passa.
Magari dall’esterno tutto funziona. Abbiamo un lavoro, una posizione riconosciuta, responsabilità importanti.
Eppure cresce una sensazione di insoddisfazione difficile da spiegare.
Ci sentiamo impegnati, ma poco coinvolti. Competenti, ma lontani da ciò che ci interessa davvero.
A volte arriviamo persino a chiederci come siamo finiti in una situazione che, almeno in parte, abbiamo contribuito a costruire.
Il momento in cui cominci a rendertene conto
Ripensando alla storia di Paola, mi colpisce soprattutto quanto tempo possiamo trascorrere aspettando che si creino le condizioni ideali.
Più tranquillità economica. Più tempo. Maggiori certezze.
E quanto facilmente possiamo convincerci che il momento giusto debba ancora arrivare.
Credo che ogni tanto valga la pena fermarsi e osservare la propria vita professionale con un po’ di distanza.
Guardare come impieghiamo il tempo, a cosa dedichiamo le energie, quali decisioni prendiamo e quali lasciamo sospese.
Soprattutto, riconoscere le situazioni nelle quali continuiamo a scegliere qualcosa che sentiamo sempre meno nostro.
È un’osservazione che può risultare scomoda.
Perché ci mette di fronte alla possibilità di avere più margine di scelta di quanto siamo abituati a riconoscerci.
E apre una domanda importante:
Se so cosa vorrei fare, che cosa accade nel momento in cui potrei scegliere di farlo?
Sai cosa fare. Allora perché non lo fai?
Questa domanda è il punto di partenza del workshop gratuito che terrò online dal 9 al 12 novembre 2026, dalle 18:15 alle 19:45.
Quattro incontri in piccolo gruppo per osservare da vicino quelle situazioni in cui sappiamo cosa vorremmo fare, ma finiamo per comportarci diversamente.
Partiremo da esperienze concrete per riconoscere i comportamenti che si ripetono, comprenderli meglio e iniziare a individuare nuove possibilità di scelta.
L’obiettivo è arrivare a capire qualcosa in più di ciò che ci trattiene e cominciare a intravedere come muoverci.
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Foto: Zeki Okur via Pexels.









