Abbiamo tutti qualcosa del genere. Un progetto, un’idea, un cambiamento che torna in mente da mesi o da anni. Se ne parla, ci si pensa, a volte se ne parla anche con gli altri. Ma non si fa.
Non per pigrizia. Sono spesso le persone più capaci e più ambiziose ad avere il cassetto più pieno di cose ferme.
Due velocità diverse
Un mio cliente, che chiameremo Giovanni, vuole realizzare la sua Academy: è un’asset fondamentale per il suo business. Ottimizza il tempo registrando i contenuti audio durante gli spostamenti, senza pensarci troppo. Fluenti, autentici, utili. Gli viene facile e gli piace.
Poi a questi deve seguire la parte video che, purtroppo, è ferma da anni.
Non perché non sappia cosa dire o non abbia tempo. Ma perché, nella sua testa, quei video esistono già, sono perfetti e devono essere presentati dalla persona giusta, con la luce giusta, il setting giusto e lo storytelling da esperto.
Finché quelle condizioni non ci sono, non si fanno.
Nel frattempo, l’Academy aspetta.
Questo è un meccanismo che vedo spesso nel lavoro con founder e professionisti: non rimandano le cose che non gli interessano, rimandano proprio quelle a cui tengono di più.
Perché le cose importanti restano ferme
Più una cosa conta, più si alza l’asticella di come dovrebbe essere fatta.
Non è un caso. È un meccanismo di protezione.
Se rimando perché “non è ancora il momento giusto”, non rischio di farlo male.
Non rischio il giudizio degli altri e soprattutto il mio.
Non rischio di scoprire che forse non era così buono come lo immaginavo.
L’ideale protegge. Ma blocca.
Secondo una ricerca su oltre 2000 founder e CEO di PMI italiane (Millionaire, 2023), il 36% sperimenta ansia legata alla gestione dell’azienda. Una delle fonti principali non è il troppo lavoro, è la difficoltà a passare dall’intenzione all’azione su ciò che conta davvero.
Il filtro delle priorità: un esercizio pratico
Prendi un foglio. Scrivi una cosa che stai rimandando da molto tempo, quella che torna sempre.
Poi rispondi onestamente a queste due domande:
“Sto aspettando le condizioni giuste o sto aspettando di non poter sbagliare?”
“Come potrei iniziare adesso, con quello che ho già?”
Non si tratta di abbassare la qualità. Si tratta di riconoscere che l’ideale nella testa e la cosa fatta nel mondo reale sono due oggetti diversi e che solo il secondo produce risultati.
L’ideale non sbaglia mai perché non esiste ancora. La cosa fatta invece sì, e proprio per questo vale di più.
L’insight che cambia tutto
Quel cliente, alla fine della sessione, ha detto una cosa che mi ha colpita: “Non devo aspettare di avere tutto a posto. Meglio fatto che perfetto!”
Non è una frase nuova. Ma quel giorno l’ha detta lui, da solo, come se l’avesse capita per la prima volta, dall’interno.
Da lì, la decisione di fissare una giornata intera per registrare, lui stesso, i primi video con quello che c’è. Non con le condizioni perfette. Con quelle che aveva.
Giovanni ha smesso di aspettare.
Hai anche tu qualcosa nel cassetto da troppo tempo, qualcosa che resta nell’angolino della mente a occupare spazio?
Cosa ti impedisce di iniziare davvero, oggi?
Foto: Ron Lach su Pexels
