C’è un momento, nelle sessioni di coaching, in cui capisci che stai per toccare qualcosa di vero. Con Nina è successo quando abbiamo dato un nome a quella parte di lei che vuole controllare tutto, che si irrigidisce, che le appesantisce la testa.
L’abbiamo chiamato “il corvo sulla spalla”. Diverso dall’ “omino” che rimugina e si fa sentire nel petto, il corvo becca, controlla, pesa.
Non è solo una sensazione soggettiva. La ricerca mostra che più percepiamo il dubbio e la mancanza di informazioni come qualcosa di insopportabile, più mettiamo in atto strategie di controllo per sentirci al sicuro.
Il paradosso è che quelle strategie danno sollievo solo nell’immediato; a lungo termine tengono il problema in vita.
Il rimuginio di Nina, il suo bisogno di tenere tutto sotto controllo, era esattamente questo: uno sforzo faticoso e silenzioso per eliminare un’incertezza che, per sua natura, non si può cancellare del tutto.
Le ho chiesto: quando non c’erano? Né l’omino, né il corvo?
Ha ricordato una vacanza in Croazia. Leggerezza, spensieratezza, niente di pianificato eppure tutto perfetto. E ha pensato a quando, da bambina, sognava di mettere le rotelle al letto e trasformare la cameretta in un’astronave.
Da lì è nata la “Nina scialla”. Quella con le ciabatte improponibili. Quella che non ha bisogno di dimostrare, controllare, prevenire ogni possibile imprevisto.
La Nina scialla non era sparita. Si era solo nascosta, per anni, dietro la voce del corvo: “devi tenere tutto sotto controllo, altrimenti succede qualcosa di brutto”.
Il lavoro non è stato eliminare il corvo. È stato imparare a riconoscerlo, nominarlo e, con un pizzico di ironia, dargli il suo becchime altrove, così da lasciare spazio alla Nina che sa già stare nell’incertezza senza bisogno di controllarla.
Oggi Nina nota quando il corvo torna sulla spalla. Sa che ha un’alternativa: richiamare la sua versione scialla, quella di sempre, solo un po’ dimenticata.
Micro-esercizio (30–60 secondi)
Chiudi gli occhi per 20 secondi. Rivivi una situazione recente in cui hai voluto controllare tutto. Individua la prima immagine o sensazione che arriva: cosa vedi? dove la percepisci?. Pronuncia mentalmente una parola che la rappresenti (es.: “corvo”, “peso”, “allarme”).
Apri gli occhi. Dare un nome riduce l’intensità e ti crea uno spazio per scegliere una risposta diversa.
Ti riconosci in questa storia?
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